28.11.2012 Il formaggio anti-infarto? Il ministro apprezza Ma la Regione non ci aveva creduto

 l progetto, snobbato in Basilicata, è stato finanziato dalla Regione Campania.Presentato a Roma il prodotto innovativo ideato dall’unità di ricerca per la zootecnia di Bella

ANTONIO LIOTTA

Il formaggio anti-infarto? Il ministro apprezza
Ma la Regione non ci aveva creduto

 

Presentato a Roma il prodotto innovativo ideato dall’unità di ricerca per la zootecnia di Bella
Il formaggio che fa bene al cuore Il progetto, snobbato in Basilicata, è stato finanziato dalla Regione Campania di ANTONIO LIOTTA POTENZA – «Un formaggio anti-infarto? Andiamoci piano, diciamo che è un formaggio innovativo, a caglio vegetale, ricco di acidi grassi essenziali che garantiscono una protezione maggiore rispetto all’insorgere di patologie collegate alle arterie» come infarto e insufficienza renale. Di certo il primo prodotto a livello internazionale con caratteristiche simili, una scommessa vinta per il Cra Zoe, l’unità di ricerca per la zootecnica estensiva di Bella, in provincia di Potenza, che ha partorito e portato avanti l’idea. E che si tratti di un progetto innovativo e interessante lo dimostra il fatto che il direttore dell’istituto, Vincenzo Fedele, ieri l’ha presentato a Roma direttamente al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Mario Catania, nel corso della conferenza “La ricerca che migliora la vita” promossa dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in Agricoltura. É lo stesso Fedele, di ritorno dalla capitale, a spiegare la genesi di questo nuovo prodotto alimentare ricco di omega 3, che nasce dalla fusione del regno vegetale con l’allevamento zootecnico. «Siamo partiti – racconta – circa 5 anni fa all’interno della nostra struttura, ritagliando un piccolo finanziamento dai fondi ordinari che riceviamo dal ministero per le nostre attività. Siamo andati avanti con tenacia perché abbiamo creduto fosse un’idea vincente. In Basilicata, però, non abbiamo trovato la giusta sensibilità». Enti e istituzioni lucane, infatti, non hanno creduto fino in fondo all’idea dell’unità di ricerca di Bella, che da tre anni è parte attiva di un progetto Psr finanziato dalla Regione Campania che punta sull’innovazione sia nell’allevamento bovino che nella produzione casearia. «Nessuno è profeta in patria propria – sintetizza Fedele con un filo d’ironia – In Campania stiamo lavorando alla validazione delle tecnologie e le attività dureranno un altro anno. Quella sensibilità che non abbiamo trovato in Basilicata l’abbiamo trovata lì. Resta, comunque, la soddisfazione di aver creduto in un’idea vincente, su cui ci siamo buttati a capo fitto, ognuno mettendo a disposizione le sue competenze». All’innovativo formaggio a base di caglio vegetale – il nome commerciale proposto dal team di studio è “Carciocacio” – ha lavorato sodo l’intera equipe del Cra Zoe composta da 4 ricercatori e 4 tecnici. Il direttore Fedele spiega che è già stata inoltrata la domanda per proteggere il processo-prodotto con un brevetto. «Si tratta di un percorso un po’ lungo – aggiunge – perchè c’è bisogno di un brevetto che riguarda sia il processo del coagulante vegetale che il processo di produzione del formaggio». Una volta brevettato, il formaggio – fanno sapere dal ministero – «sarà il fulcro dello sviluppo del costituendo Consorzio tra istituzioni pubbliche di ricerca, caseifici, aziende zootecniche e produttori di Carciofo bianco di Pertosa», un paese di 700 abitanti in provincia di Salerno. Ciò vuol dire che, molto probabilmente, l’idea partorita in Basilicata e che vedrà l’unità di ricerca di Bella ancora in prima linea sarà sviluppata dal punto di vista operativo in Campania. E anche le ricadute in termini economici si riverberanno su quel territorio. «I risultati degli studi dei ricercatori del Cra – ha commentato ieri il ministro nel corso dell’evento romano – sono frutto dell’intelligenza e dell’applicazione di uomini che adesso ricevono per la qualità del loro lavoro la gratificazione di presentare i loro lavori agli italiani». Un riconoscimento importante anche per ricercatori e tecnici di Bella, anche se resta, per loro, l’amaro in bocca di non aver trovato in Basilicata quella sensibilità – e quei finanziamenti – che un progetto del genere avrebbe sicuramente meritato. Si pensa ef

POTENZA – «Un formaggio anti-infarto? Andiamoci piano, diciamo che è un formaggio innovativo, a caglio vegetale, ricco di acidi grassi essenziali che garantiscono una protezione maggiore rispetto all’insorgere di patologie collegate alle arterie» come infarto e insufficienza renale. Di certo il primo prodotto a livello internazionale con caratteristiche simili, una scommessa vinta per il Cra Zoe, l’unità di ricerca per la zootecnica estensiva di Bella, in provincia di Potenza, che ha partorito e portato avanti l’idea. E che si tratti di un progetto innovativo e interessante lo dimostra il fatto che il direttore dell’istituto, Vincenzo Fedele, ieri l’ha presentato a Roma direttamente al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Mario Catania, nel corso della conferenza “La ricerca che migliora la vita” promossa dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in Agricoltura. É lo stesso Fedele, di ritorno dalla capitale, a spiegare la genesi di questo nuovo prodotto alimentare ricco di omega 3, che nasce dalla fusione del regno vegetale con l’allevamento zootecnico. «Siamo partiti – racconta – circa 5 anni fa all’interno della nostra struttura, ritagliando un piccolo finanziamento dai fondi ordinari che riceviamo dal ministero per le nostre attività. Siamo andati avanti con tenacia perché abbiamo creduto fosse un’idea vincente. In Basilicata, però, non abbiamo trovato la giusta sensibilità». Enti e istituzioni lucane, infatti, non hanno creduto fino in fondo all’idea dell’unità di ricerca di Bella, che da tre anni è parte attiva di un progetto Psr finanziato dalla Regione Campania che punta sull’innovazione sia nell’allevamento bovino che nella produzione casearia. «Nessuno è profeta in patria propria – sintetizza Fedele con un filo d’ironia – In Campania stiamo lavorando alla validazione delle tecnologie e le attività dureranno un altro anno. Quella sensibilità che non abbiamo trovato in Basilicata l’abbiamo trovata lì. Resta, comunque, la soddisfazione di aver creduto in un’idea vincente, su cui ci siamo buttati a capo fitto, ognuno mettendo a disposizione le sue competenze». All’innovativo formaggio a base di caglio vegetale – il nome commerciale proposto dal team di studio è “Carciocacio” – ha lavorato sodo l’intera equipe del Cra Zoe composta da 4 ricercatori e 4 tecnici. Il direttore Fedele spiega che è già stata inoltrata la domanda per proteggere il processo-prodotto con un brevetto. «Si tratta di un percorso un po’ lungo – aggiunge – perchè c’è bisogno di un brevetto che riguarda sia il processo del coagulante vegetale che il processo di produzione del formaggio». Una volta brevettato, il formaggio – fanno sapere dal ministero – «sarà il fulcro dello sviluppo del costituendo Consorzio tra istituzioni pubbliche di ricerca, caseifici, aziende zootecniche e produttori di Carciofo bianco di Pertosa», un paese di 700 abitanti in provincia di Salerno. Ciò vuol dire che, molto probabilmente, l’idea partorita in Basilicata e che vedrà l’unità di ricerca di Bella ancora in prima linea sarà sviluppata dal punto di vista operativo in Campania. E anche le ricadute in termini economici si riverberanno su quel territorio. «I risultati degli studi dei ricercatori del Cra – ha commentato ieri il ministro nel corso dell’evento romano – sono frutto dell’intelligenza e dell’applicazione di uomini che adesso ricevono per la qualità del loro lavoro la gratificazione di presentare i loro lavori agli italiani». Un riconoscimento importante anche per ricercatori e tecnici di Bella, anche se resta, per loro, l’amaro in bocca di non aver trovato in Basilicata quella sensibilità – e quei finanziamenti – che un progetto del genere avrebbe sicuramente meritato.

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