23.11.2012 Un defibrillatore sui treni

Una riflessione ed un invito dopo il recente fatto di cronaca sul Torino–Milano. E pensare che basterebbe poco per salvare una vita

Questa rubrica è dedicata alla salute ed a tutto il mondo che gira attorno ad essa. Poche parole, pensieri al volo, qualche provocazione, insomma «pillole» non sempre convenzionali. L’autore è Carlo Casamassima, medico e gastroenterologo, ecologista nonché collaboratore di «Villaggio Globale». Chi è interessato può interagire ponendo domande.

 

Salire su un treno, uno dei nuovissimi modernissimi comodissimi costosissimi treni di ultima generazione, e sentirsi male. Essere circondati da persone che non sanno bene cosa fare o che, pur sapendo come muoversi in presenza di una emergenza cardiorespiratoria, non hanno strumenti per agire. Provare a chiedere supporto a chi ha la responsabilità del viaggio e dei viaggiatori e vedersi portare solo una valigetta con dell’alcool e delle garze.
Comprendere che con una manovra di rianimazione cardiopolmonare, con un defibrillatore dal costo di nemmeno mille euro, con la collaborazione di qualcuno che con pochi e semplici gesti sia di aiuto e «faccia squadra» con chi per primo cominci l’automatica serie di atti e gesti che portano ad erogare ad un cuore sofferente quella scarica o quelle scariche che spessissimo risulteranno vincenti e decisive nella lotta per la vita. E prendere atto che invece, a parte cerotti e garze, su quel modernissimo treno non c’è nulla che possa servire a non morire o a non far morire.
È successo qualche giorno fa, da Torino a Milano, su uno di quei Frecciarossa che sono il vanto della moderna imprenditoria italiana, lucidi e silenziosi, velocissimi e capaci di competere (per comodità e prezzo) con gli aerei, incapaci o impossibilitati a fermarsi prima della successiva stazione programmata, ma soprattutto fornitissimi di wi–fi e strumentazioni d’avanguardia ma sfornitissimi di «banali» ma preziosissimi defibrillatori.
L’uso dei defibrillatori, all’interno delle procedure di Basic Life Support Defibrillation (BLS-D), è uno dei presidii rivolti a trattare quelle emergenze che vengono poste in relazione alla «Morte cardiaca improvvisa» e che aumentano notevolmente le probabilità di sopravvivenza di chi ne è coinvolto. Per diventare protagonisti del soccorso (e non infrequentemente salvare una vita) basta fare dei corsi BLS-D che si tengono gratuitamente dappertutto, che durano in tutto appena otto ore e che non sono affatto rivolti ai medici o a personale qualificato bensì a semplici cittadini che, in una condizione di emergenza, diventano attori, secondo uno schema fisso ed internazionale: cittadini «volenterosi» che sanno cosa fare e che si muovono con rapidità ed efficienza, organizzandosi in squadra in un pugno di minuti ed adoperando un linguaggio comprensibile in tutto il mondo fatto di gesti codificati e fissi miranti ad ottenere il massimo beneficio per il paziente e il minimo rischio per chi soccorre. Il risultato è un’azione efficace e rapidissima che si conclude con l’arrivo dell’ambulanza o dei mezzi di soccorso specializzati che continuano la catena di atti e manovre miranti a tenere in vita la persona.
Un consiglio di cuore a chi ci legge è di andare a scovare luogo e data del primo corso BLS-D nella zona in cui si vive, per iscriversi e frequentarlo: se ne uscirà migliorati, statene certi, perché imparare a soccorrere una persona in un contesto del genere presuppone e richiede motivazione, precisione, capacità di fidarsi ed appropriatezza di comportamenti. Sono corsi gratuiti e tenuti da personale qualificatissimo che, fra l’altro, si occupa anche di tenere la «contabilità» organizzativa dei corsi stessi, richiamando regolarmente i partecipanti a distanza di tempo a compiere un re-training o un refreshing in maniera da essere sempre «allenati» e pronti all’emergenza. Che può capitare magari su un colorato e comodo treno dal profilo moderno e dalle attrezzature d’avanguardia: a patto che abbia, quel treno, anche un banalissimo ma preziosissimo defibrillatore all’interno della propria ordinaria dotazione.

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