22.09.2012 Monte Porzio è ufficialmente un Comune cardioprotetto. Uno dei primi d’Italia

MONTE PORZIO CATONE – Questa mattina la presentazione del progetto fortemente voluto dall’Amministrazione di Luciano Gori. All’Ephebeum presenti volontari, associazioni, forze dell’ordine e operatori laici e sanitari

Centocinque operatori formati in questi ultimi sei mesi: un risultato straordinario per un progetto altrettanto straodinario. Si chiama “Il cuore di Monte Porzio” ed i numeri parlano da soli: la città dell’arte e delle orchidee, diventa uno dei primi comuni d’Italia interamente cardioprotetto. Un risultato eccezionale , un progetto testardamente e responsabilmente portato avanti dall’amministrazione comunale del sindaco Luciano Gori: ideatore e curatore dell’iniziativa il consigliere delegato alla Sanità, Massimo Cosmelli.

Questa mattina la presentazione nella bella location dell’Ephebeum di Monte Porzio. Davanti alle associazioni dei volontari, ai carabinieri, alla polizia locale, alla protezione civile, agli operatori del 118 ed ai rappresentanti di istituzioni ed associazioni, l’amministrazione ha presentato il progetto che è già da qualche settimana in fase operativa. “Una iniziativa nella quale abbiamo creduto da subito – ha detto il sindaco Gori – e che ci ha dato una grande soddisfazione”. A presentare i contenuti del progetto è stato il consigliere Cosmelli. “Particolare cura – ha detto – sarà prestata da questa amministrazione nella manutenzione della rete di solidarietà ed assistenza che abbiamo attivato. Questo significa che il progetto non si esaurisce con la formazione dei 105 operatori e con la fornitura di 14 defibrillatori automatici (di cui 11 posizionati in punti fissi) ma prosegue con i corsi di aggioramento per il personale e con la manutenzione delle apparecchiature. Nelle prossime settimane, inoltre, i cittadini di Monte Porzio riceveranno un opuscolo che descrive il progetto ma soprattutto visualizza i punti dove sono disponibili i defibrillatori: parliamo delle due farmacie, dei carabinieri, dei vigili, del campo sportivo e della palestra e di altre strutture pubbliche”. Presente all’incontro anche l’onorevole Antonio Mazzocchi, questore alla Camera dei deputati. “Una iniziativa eccezionale che dimostra quanto la politica abbia da imparare dalla spinta che viene dal territorio”, ha detto.

A formare il personale, tutto “laico” (ovvero non sanitario, né medici né infermieri), sono stati istruttori qualificati. “L’importanza di questo progetto – ha spiegato la dottoressa Giovanna Cangiano – sta nel fatto che con solo 5 ore di formazione, per la gran parte pratica, è stato possibile abilitare personale non sanitario al primo soccorso. In caso di arresto cardiaco il tempismo è decisivo: nei primi 5 minuti dall’arresto è possibile salvare una vita, dopo le possiblità di farcela diminuiscono sensibilmente”. Decisivi quindi il riconoscimento della patologia, la disonibilità di un defibrillatore in zone e di un operatore in grado di utilizzarlo. “Queste apparecchiature sono alla portata di tutti – ha aggiunto la Cangiano -: basta posizionare gli elettrodi sul torace del paziente per permettere alla macchina di eseguire la diagnosi ed eventualmente autorizzare l’operatore alla scarica di defibrillazione”.

“Siamo in forte ritardo rispetto ai Paesi più evoluti – ha detto il dottor Francesco Cirella, responsabile unità operativa formazione Ares 118 (VAI AL SITO) – ma qualcosa si sta finalmente muovendo. Da anni stiamo cercando di realizzare una vera e propria anagrafe regionale dei defibrillatori ma si tratta di un lavoro lungo e complicato. Il quadro normativo comunque si sta chiarendo anche se il lavoro da fare è tantissimo. In ballo c’è però la nostra vita e sono sicuro nel valga la pena”. Nel corso della presentazione sono stati ricordati i casi dello sfortunato Piermario Morosini, il giocatore del Livorno morto la scorsa primavera a Pescara durante una gara di serie B e di Luigi Di Bartolomeo, il calciatore dilettante che il 27 settembre del 2009, tre anni fa, fu colpito da arresto cardiaco e salvato proprio grazie ad un defibrillatore. Lo stesso Di Bartolomeo ha voluto mandare una testimonianza del proprio caso. “Questio di Monte Porzio è un progetto di importanza vitale. Nel giorno in cui sono rinato, il 27 settembre di tre anni fa, mi sono fermato a riflettere, cercando di capire perché fosse capitato proprio a me che sono sempre stato un atleta. Quanto successo a me può accadere a chiunque e solo grazie ad una rete di assistenza immediata è possibile salvarsi”.

Presente in sala anche Stefano Saliola, vice presidente di IRC Comunità. “Da anni – ha detto – la nostra associazione laica svolge azione di coordinamento e formazione per operatori: la strada da fare è ancora lunga ma il nostro lavoro non si ferma”.

Monte Porzio Comune cardioprotetto è ormai una realtà: un modello anche e soprattutto per i Comuni limitrofi.

Fonte: IL MAMILIO

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