Solo 30 mila italiani addestrati all’uso del defibrillatore, ne servono il triplo

Roma, (Adnkronos Salute) – Una preparazione adeguata, la rapidità d’intervento e uno strumento come il defibrillatore semiautomatico esterno (Dae), basterebbero per salvare migliaia di vite colpite da infarto. “Ma in Italia – afferma all’Adnkronos Salute Maurizio Santomauro, presidente dell’Associazione emergenze cardiologiche (Giac) e cardiologo all’università Federico II di Napoli – sono solo 30 mila i cittadini ad avere l’abilitazione. E ne servirebbero almeno il triplo per raggiungere in maniera significativa tutte le realtà sul territorio previste dalla norma del decreto Balduzzi. Ci aspettiamo – aggiunge – anche che la nuova legge preveda un albo che certifichi i soggetti che formano gli operatori, così da garantire la qualità e la sicurezza dei corsi”. “E’ bene ricordare – sottolinea il cardiologo – che il 2-3% dei casi di infarto del miocardio, che colpisce 50 mila italiani ogni anno, è salvato con l’utilizzo di un defibrillatore. Dobbiamo lanciare quindi un messaggio alle migliaia di piccole società sportive e alle palestre che non hanno ancora acquistato lo strumento salvavita – avverte Santomauro – affinché in questi mesi si mettano in regola per non finire fuorilegge”. Il decreto Balduzzi, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, passa ora all’esame delle Camere per la conversione, prevede infatti ‘la dotazione e l’impiego, da parte di societa’ sportive sia professionistiche che dilettantistiche, di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita’. Secondo l’esperto “ad oggi esiste già un forte ritardo da parte dei soggetti indicati dalla norma nel dotarsi del Dae e nel far formare il proprio personale all’utilizzo. Non potrà certo essere solo un singolo all’interno della struttura ad essere abilitato – sottolinea Santomauro – ma serviranno almeno 4 o 5 persone. In base alla frequenza, all’età del pubblico e alle attività sportive svolte”. Nella prossima legge – osserva Santomauro – ci aspettiamo che vengano inseriti anche i requisiti per poter essere riconosciuti come centro di formazione per cardio-rianimatori. Un albo ufficiale dove, in base a requisiti oggettivi, si possano iscrivere ed essere valutati società scientifiche e associazioni così da garantire anche un controllo di qualità. Oggi – precisa – esiste un elenco regionale depositato presso la centrale operativa dei 118 dove sono depositati i nomi delle persone abilitate all’uso del defibrillatore”. Secondo l’esperto “l’ostacolo principale che frena la diffusione dei defribillatori in strutture sportive amatoriali non è il prezzo, più o meno di 1.000 euro, ma la paura delle responsabilità di tipo medico legale nell’uso del Dae da parte di chi non ha una qualifica sanitaria, i cosiddetti ‘laici’. Ma – spiega – è solo l’ignoranza della normativa perchè la legge 69 del 2004 , che modifica la legge 120 del 2001 estendendo l’uso del Dae, consente anche l’uso del defibrillatore semiautomatico al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardio-polmonare. E – precisa lo specialista – l’operatore che somministra lo shock elettrico con il Dae è responsabile non della corretta indicazione alla defibrillazione, che è decisa dall’apparecchio, ma dell’esecuzione di questa manovra in condizioni di sicurezza”. Inoltre per salvaguardare chi presta il primo soccorso “c’è lo ‘stato di necessità’ – avverte Santomauro – ovvero una causa di giustificazione prevista dall’articolo 54 del codice penale: ‘non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo’ .” Oggi il problema principale della carenza dei Dae si vive nei luoghi dove avvengono le manifestazioni sportive dilettantistiche “perchè – suggerisce il medico – in questi eventi non è obbligatorio la presenza del medico o dell’autoambulanza, previsti invece nelle competizioni professionistiche. Ma il problema del primo soccorso cardiaco si vive anche nelle scuole, nelle università, sui mezzi di trasporto come i treni o i traghetti. In questi luoghi pubblici – conclude il cardiologo – le regioni dovranno predisporre la presenza del defibrillatore “.

Fonte: ADNKRONOS

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