21.08.2012 «Mio figlio colto da malore e al 118 nessuno rispondeva»

Drammatico racconto di un consigliere comunale che ha invano chiesto aiuto per il figlio «Il 118 non è mai arrivato». Pellegrino: «Quello che mi è successo è intollerabile, non rispondeva nessuno»

21/08/2012 VENOSA – Ancora scosso e profondamente segnato per la vicenda che gli è capitata domenica scorsa, il consigliere comunale della cittadina oraziana, Vincenzo Pellegrino, segnala anche attraverso la stampa il caso di mala-sanità che ha dovuto subire. La dura e immediata reazione di Pellegrino non è mossa tanto da spirito punitivo e di rivalsa, ma dalla volontà di evidenziare gravi disfunzioni, che rendono inefficiente, almeno nel suo caso, il sistema sanitario regionale. Riceviamo e pubblichiamo QUELLO che mi è accaduto è intollerabile e mi induce a denunciare il fatto anche sulla stampa, nella speranza che vengano presi quei provvedimenti indifferibili, affinché non abbia a ripetersi tutto ciò. Domenica sera presso il campetto di calcetto della parrocchia Immacolata, mio figlio, un ragazzo di 15 anni ha avuto un malore durante una partita con gli amici. All’improvviso si è accasciato al suolo, lamentando forti dolori al petto. Alcuni spettatori che guardavano la partita hanno immediatamente chiamato il 118, che non ha mai risposto alle varie telefonate fatte. Un amico di mio figlio, allarmato per l’attesa dell’ambulanza che non arrivava, mi ha subito chiamato. Arrivato sul posto sono stato colto da profonda agitazione nel vedere mio figlio accasciato al suolo che accusava forti dolori al petto. A quel punto è iniziata la mia affannosa ricerca di parlare con qualche operatore del 118: nessuno ha mai risposto alle mie telefonate. In questa ricerca, ho allertato anche la portineria dell’ospedale di Venosa, che mi rispondeva che quel compito non rientrava nelle loro competenze. L’unica strada che mi rimaneva era il coinvolgimento dei carabinieri, per ottenere l’arrivo di un’ambulanza. Ed è solo grazie all’immediato intervento dei carabinieri che sono riuscito ad entrare in contatto con il 118. Questa volta, stranamente, dall’altra parte del telefono mi rispondevano immediatamente, al secondo squillo! Ma incredibilmente, dopo che avevo fornito tutte le indicazioni sulla mia identità, sulla ubicazione del campetto di calcio sui forti dolore al petto che accusava il ragazzo, l’operatrice del 118 continuava imperterrita a chiedermi notizie sulla sintomatologia pregressa. Viste le insistenze, ho capito che non avrei risolto nulla e che l’ambulanza non sarebbe mai arrivata. Di fronte agli spettatori sbigottiti e sconcertati per i ritardi che si stavano registrando per un intervento di emergenza-urgenza, ho preso in braccio mio figlio e grazie all’aiuto di una persona presente sul posto sono corso in ospedale. Ma la serie di vicende a dir poco raccapriccianti non si è conclusa con l’arrivo in ospedale. Una volta nel Pronto Soccorso (dove il ragazzo è stato prontamente assistito, e, dopo essere stato tenuto in osservazione per un paio d’ore è stato dimesso) ho sentito che la guardia medica chiedeva informazioni al medico di pronto soccorso dove fosse ubicato il campetto di calcetto, in quanto bisognava intervenire su un ragazzo di 15 anni, che accusava gravi disturbi ed era accasciato a terra. Preciso che dal momento in cui mio figlio ha accusato i primi sintomi all’arrivo in ospedale sono passati almeno 40 minuti. La cosa grave, che evidenzia le disfunzioni e le carenze nel servizio di emergenza-urgenza è che l’ambulanza non è mai arrivata!
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