08.04.2012 Gioca, il cuore si ferma:rianimato un sedicenne

Drammatica partita di calcetto a Torralba: il ragazzo salvato dal presidente della sezione Avis con il massaggio cardiaco, poi il tempestivo intervento del 118

TORRALBA. Salvato dal padre dell’amico che giocava insieme a lui. Dal defibrillatore che si può trovare anche in un paesino, su un’ambulanza di volontari che aderiscono al progetto di soccorso del 118, e dalla forza ostinata di chi non si arrende davanti alla morte che sembra avere già vinto. Dopo una lunga notte nel reparto di rianimazione dell’ospedale civile di Sassari, le sue condizioni sono migliorate, è stato stubato ieri mattina, ha ripreso alcune delle funzioni ottimali. E’ ancora sotto sedativi, la prognosi è riservata ma i medici sono ottimisti sul suo pieno recupero. E tutto grazie alla tempestività e alla professionalità dei primi soccorsi.

Andrea, 16 anni, studente con una passione straordinaria per il calcio, tifoso di Messi – il campione del Barcellona -, l’altra sera ha rischiato di morire sul campetto comunale dove giocava a calcetto con altri coetanei. Poco prima delle 23 si è sentito male: «Non riesco a respirare – ha detto ai compagni di squadra – esco un attimo, continuate voi». Si è seduto in gradinata, i gomiti poggiati sulle ginocchia, la testa penzoloni. A un certo punto si è accasciato a terra. La partita si è fermata, nel campetto alla periferia del paese è calato il silenzio. Andrea non rispondeva più. «E’ morto… è morto», sono stati momenti drammatici. C’era chi piangeva, chi provava a scuoterlo, ma il ragazzino non si muoveva più. Uno dei compagni di squadra è corso verso casa, a poche decine di metri. E’ andato da suo padre, da Vincenzo che in paese è una sorta di autorità: «Babbo, corri Andrea non respira più». L’uomo è arrivato di corsa, ha cominciato con la respirazione bocca a bocca, il massaggio cardiaco. Non c’era più battito, respiro assente, Andrea era cianotico. Sembrava la scena di una delle tante tragedie sui campi di calcetto. Ma la sera del Venerdì Santo, Vincenzo Dore, insieme alla nuora che gli è corsa dietro, ha continuato a soffiare in quei polmoni, a premere con due mani incrociate sul torace del ragazzino. Un’altra volontaria ha preso dall’ambulanza dell’Avis il defibrillatore e l’ossigeno. Niente, il cuore di Andrea non ne voleva sapere di ripartire. Una, due scariche. Poi la terza. E’ tornato il segnale sul polso, ripresa la respirazione. Sarebbe un miracolo, così hanno detto i ragazzini ancora con le pettorine colorate e le magliette delle squadre di serie A. Non importa se uno ci crede oppure no, in questi casi quello che conta è credere in qualcosa. Almeno nella vita.

Da Mores è arrivata l’ambulanza medicalizzata del 118, mentre proseguiva il dialogo con la centrale operativa di Sassari che ha seguito l’intero evento via radio. Il medico ha somministrato l’adrenalina, Andrea è stato intubato.

«L’abbiamo ripreso», una frase tecnica che in queste situazioni vuol dire che la partita è ancora in gioco, che tutti hanno avuto un ruolo prezioso per salvare la vita di un ragazzino di 16 anni. Appena sono state completate le pratiche di rianimazione, l’ambulanza del 118 ha cominciato la corsa verso Sassari. In ospedale il trasferimento immediato in rianimazione, affidato ad altri medici che l’hanno seguito per tutta la notte. Ieri mattina la buona notizia: Andrea è stato liberato dai tubi, respira autonomamente. Ha riacquistato le funzioni vitali, anche se resta sotto l’effetto dei sedativi. Oggi è Pasqua anche per lui, per il ragazzino di un piccolo paese dove la gente sa fare cose grandi.

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