29.03.2012 “Defibrillatori in tutti i luoghi di lavoro. Come gli estintori”

La proposta di legge ispirata dal Conacuore: “Arresto cardiaco, in un anno 700 tra morti e invalidi”

Rianimazione cardio-polmonare, progetto 'Firenze ci sta a cuore'

Rianimazione cardio-polmonare, progetto ‘Firenze ci sta a cuore’

Modena, 29 marzo 2012 – «Defibrillatori come estintori». Il paragone rende bene l’idea: secondo Giovanni Spinella, presidente di Conacuore, un’associazione nazionale che ha sede a Modena e si occupa di lotta alle malattie cardiovascolari, la diffusione di questi strumenti, che possono riattivare un cuore in arresto con una scossa elettrica, è inadeguata: «Ce ne vorrebbero molti di più — dice —. Dobbiamo creare una rete a maglie sempre più strette». Con gli estintori citati sopra, i defibrillatori hanno in comune la finalità: «Usando l’estintore — spiega Spinella — si contiene l’incendio, in attesa che arrivino i professionisti, i vigili del fuoco. Con le manovre di soccorso e un defibrillatore semiautomatico si cerca di ripristinare il battito cardiaco e la respirazione della persona andata in arresto, fino all’arrivo dell’ambulanza». C’è un ‘particolare’, però, che rende il secondo caso particolarmente incisivo. Un incendio, infatti, si può domare col tempo, e non è detto che comporti la morte di qualcuno. Se il cuore si ferma, invece, la sabbia nella clessidra inizia a cadere velocissima; ci sono cinque minuti per intervenire, poi i polmoni smettono di portare ossigeno al cervello e le funzioni vitali si riducono («del 10 % ogni minuto», spiega Spinella). A quel punto, la morte è davvero dietro l’angolo.
Ecco perché l’associazione («che — racconta il presidente — nel 2001 ha fatto approvare la prima legge in Europa che dava anche ai ‘non medici’ la possibilità di defibrillare») ha preparato, insieme al senatore Pd Giuliano Barbolini, un disegno di legge che renda obbligatoria l’adozione del ‘pacchetto sicurezza’ (defibrillatore e soccorritori) contro la morte cardiaca improvvisa nei caseggiati e nei luoghi di lavoro. Una proposta ‘made in Modena’, scaturita da una dura presa d’atto: «Sui 73 mila morti per arresto cardiaco all’anno, uno ogni 8 minuti e mezzo, la percentuale degli eventi che si verificano dentro le mura domestiche e nei luoghi di lavoro è molto alta. E’ necessario intervenire».
Negli ultimi giorni, dopo la tragica morte del giocatore di volley Vigor Bovolenta, che si è accasciato in campo durante una partita, il tema del primo soccorso agli sportivi è tornato prepotentemente alla ribalta. Non sarebbe opportuno — ci si è chiesti — collocare un defibrillatore in ogni impianto sportivo? O, almeno, iniziare qualche volontario alle manovre di rianimazione. «A questo punto — dice Spinella — l’obbligo di dotare ogni area dove si fa sport dello strumento (e relativo personale) non è più rinviabile. Bisogna intervenire, non ha senso aspettare».
Il presidente di Amici del cuore — l’associazione modenese che fa parte della rete Conacuore — non ama perdere tempo. Ha una ferita che ancora brucia: «Quando nel 2001 abbiamo fatto approvare la legge sulla defibrillazione ‘laica’ (non solo medici, ma anche infermieri e non sanitari, ndr), abbiamo fatto una cosa all’avanguardia. Siamo stati i primi in Europa. Poi, purtroppo, la burocrazia e gli intoppi che rallentano il nostro paese ci hanno fatto perdere posizioni».
Nonostante sulla carta sembri tutto molto complesso, dotarsi di un defibrillatore non è difficile. Il prezzo del macchinario, che è leggero e di piccole dimensioni, si aggira sui 1100 euro. Il corso di formazione — perché non si può usare senza aver imparato alcune regole e manovre fondamentali — non costa nulla, se viene fatto in una delle associazioni adibite. Amici del cuore fa pagare solo la tessera, 20 euro, ma garantisce anche tutti gli aggiornamenti e i ripassi (si viene richiamati ogni anno). Il defibrillatore non lascia l’operatore da solo: parla. E’ lui a dare le istruzioni utili a chi lo aziona e fa anche una prima diagnosi. «In cinque ore — dice Spinella — si impara tutto quello che c’è da sapere».

Secondo lui sarebbe importante iniziare a parlare di queste cose già in età scolare. «E’ fondamentale costruire una vera e propria cultura dell’emergenza, per trovare i soccorrittori senza i quali non ci sono manovre e strumenti che tengano». Ultimo tassello, Spinella auspica che le postazioni mobili per defibrillare (strumento e operatore) trovino spazio sui mezzi delle forze dell’ordine. «Polizia, carabinieri e vigili del fuoco presidiano già la città, darebbero un aiuto importante». Insomma, la logica è quella del ‘più ce n’è, meglio è’. «Non ha senso porsi dei limiti — dice il presidente —, stiamo parlando di vite umane. Impossibile fissare una meta». Bisogna gettare, sempre, il cuore oltre l’ostacolo.

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