23.03.2012 Salute: super-batteria raddoppia vita impianti defibrillatori

 
(ASCA) – Roma, 23 mar – Lunga vita ai defibrillatori. Con i nuovi defibrillatori piu’ longevi grazie a speciali batterie a lunga durata a base di biossido di manganese, si e’ passati da apparecchi che cominciano a dare i primi segni di scarica della batteria dopo quattro o cinque anni dall’impianto, a defibrillatori che continuano a funzionare a dovere per dieci o perfino tredici anni: lo dimostra il piu’ ampio studio internazionale mai effettuato per valutare la durata dei defibrillatori, i cui risultati sono stati presentati durante il congresso dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (Aiac), che si concude oggi a Pisa. Lo studio ”Altitude”, condotto su oltre 67.000 pazienti negli Stati Uniti, ha valutato soggetti con defibrillatore nel ”mondo reale”, al di fuori di specifiche sperimentazioni cliniche; i risultati ottenuti, confermati dai dati provenienti dal Registro europeo Latitude di cui fanno parte 9.000 pazienti europei e 2.000 italiani, sono percio’ particolarmente significativi e secondo gli esperti italiani in questo modo sara’ possibile risparmiare oltre 50 milioni di euro ogni anno, evitando i complessi interventi di sostituzione dei defibrillatori che ogni anno in Italia interessano oltre 4.000 pazienti.

Le alterazioni gravi del ritmo del cuore riguardano complessivamente 250.000 italiani, di cui 170.000 ad alto il rischio di fibrillazione ventricolare, un’accelerazione del battito tanto rapida e tumultuosa da provocare un arresto cardiaco che non lascia scampo alla vittima e che nel nostro Paese provoca ogni anno 60.000 decessi. Unica possibilita’ di salvezza, uno shock elettrico che ”richiama all’ordine” il battito cardiaco facendolo tornare normale: per garantire la scossa salvavita ai pazienti piu’ a rischio, ogni anno in Italia vengono impiantati oltre 20.000 defibrillatori. Vere e proprie ”sentinelle”: quando il cuore va in tilt, un piccolo generatore situato nel torace fa partire un segnale per l’elettrodo posto nel cuore, che da’ la scarica giusta per farlo tornare a battere. I defibrillatori attuali hanno deficit di funzionamento dopo quattro o cinque anni dall’impianto, rendendone necessaria la sostituzione con un intervento in Day Hospital che ogni anno riguarda circa 4.000 pazienti. Con i nuovi dispositivi, piu’ longevi, la sostituzione dello strumento potrebbe essere evitata nel 60 per cento dei casi: 2500 interventi in meno che consentirebbero di risparmiare oltre 50 milioni di euro.

”La sostituzione di un defibrillatore e’ solo apparentemente banale, in realta’, soprattutto se non e’ la prima, comporta un rischio di infezione pari a circa il 6-9 per cento e una probabilita’ di danni all’elettrocatetere dell’1-2 per cento – spiegano Maria Grazia Bongiorni, Presidente Aiac e Roberto Verlato, Direttore dell’Unita’ Operativa di Cardiologia dell’Ospedale di Camposampiero (Pd) che illustrera’ i dati dello studio – In entrambi questi casi e’ poi necessario sostituire anche il catetere posto nel cuore, con un rischio di gravi complicanze e mortalita’ per i pazienti rispettivamente del 2 e dello 0,7 per cento. I nuovi defibrillatori, con una durata superiore a dieci anni, consentono di evitare ogni anno il 60 per cento degli interventi di sostituzione e questo permette di ridurre complicanze e costi, oltre a migliorare la qualita’ della vita dei pazienti che con la prospettiva di un minor numero di ”revisioni” dello strumento lo accettano molto piu’ volentieri”.

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