02.03.2012 Defibrillatori ‘on the road’ distribuiti nei centri urbani

La proposta è rilanciata dall’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri ed è fattibile con poco impegno finanziario sostenibile anche con donazioni volontarie


Della soluzione ne avevamo già parlato in occasione della presentazione del corso gratuito per rianimatori volontari presso la Casa della Salute di Marsciano, ma ora la proposta è contenuta in una “ricetta” per battere l’infarto sul tempo, delineata da Marino Scherillo, presidente dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco)

Una strategia in 3 mosse: defibrillatori ‘on the road’ distribuiti, come succede per gli estintori, in punti strategici in tutta Italia; un’App per avvertire i cittadini addestrati a usarli della presenza di una vittima di infarto nei dintorni; teletrasmissione ‘express’ dell’elettrocardiogramma direttamente dall’ambulanza al più vicino centro cardiologico.

Il fattore tempo è tutto quando si parla di infarto miocardico e sindromi coronariche acute. «Basti pensare che in Italia ogni anno sono circa 200 mila le persone colpite da sindrome coronarica acuta e di queste il 30-40% muore prima di mettere piede in ospedale.
Solo il 50% arriva nelle prime ore dall’inizio dei sintomi, mentre ancora il 15% circa arriva dopo le 12 ore», ha detto Francesco Bovenzi, direttore del Dipartimento cardio-respiratorio dell’Unità operativa di cardiologia dell’ospedale Campo di Marte di Lucca.

Scherillo ricorda i progressi della lotta della medicina contro l’infarto miocardico acuto. «Nel giro di 20 anni si è registrata una notevole diminuzione del tasso di mortalità, da 166 per 100 mila abitanti a 64,6 per quanto riguarda gli uomini e da 44 per 100 mila abitanti a 17 per quanto riguarda le donne.
Un risultato ottenuto per il 60% grazie alla riduzione dei fattori di rischio (fumo, sovrappeso, ipertensione, ipercoleterolemia) e per il 40% grazie all’implementazione sul territorio nazionale di terapie e trattamenti hi-tech come l’angioplastica coronarica. Bisogna continuare su questa strada».

Strategica, assicura Scherillo, sarà la diffusione omogenea su tutta la Penisola di sistemi di teletrasmissione dell’elettrocardiogramma che permettano al personale del 118 di inviare i dati al più vicino centro cardiologico, mettendo gli specialisti in condizione di conoscere la situazione del paziente prima del suo arrivo e di intervenire tempestivamente.
«Esistono degli elettrocardiografi con un telefonino Gsm incorporato. La spesa per dotare un’ambulanza di questa tecnologia si aggira intorno ai 10 mila euro, ma l’effetto salvavita è altissimo», precisa.
«La tecnologia può fare la differenza, assicurano gli esperti. «Un sistema intrigante che stanno sperimentando alcune città degli Usa, è quello di caricare un’App sugli smartphone dei cittadini addestrati a usare i defibrillatori per avvertirli della presenza di una persona con infarto in corso nelle vicinanze. A dare il segnale dovrebbe essere il 118. In Italia stiamo verificando la fattibilità di un progetto analogo, compreso alcuni aspetti regolatori», conclude Scherillo.

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