26.10.2011 Quattordicenne muore stroncato da un’aritmia

Stefano Marini frequentava l’istituto aeronautico di Bergamo

E’ morto a soli 14 anni a causa di un infarto che l’ha colpito mentre giocava a basket durante l’ora di educazione fisica, svolta al parco Ardens di Bergamo. La vittima è il rovatese Stefano Marini, (15 anni a dicembre) che è morto ieri nel reparto di cardiochirurgia degli Ospedali Riuniti di Bergamo dove era ricoverato dall’11 ottobre, giorno del malore.

 

Pietro Marini, il papà (Cavicchi)
Pietro Marini, il papà (Cavicchi)

Stefano frequentava il secondo anno dell’istituto aeronautico Locatelli di Bergamo, il suo sogno era quello di diventare assistente di volo. Il giovane (figlio unico, che viveva con mamma e papà a Rovato) soffriva di una patologia cardiaca che però non sarebbe in nessun modo collegabile all’aritmia che lo ha colpito lo scorso 11 ottobre, quando si trovava con i compagni di classe al campo da basket del parco Ardens dove la classe si era trasferita per l’ora di educazione fisica. Poteva partecipare alle attività sportive e aveva tanto di certificato medico. Immediato il ricovero nell reparto di Cardiochirurgia degli Ospedali riuniti di Bergamo. I funerali si terranno domani pomeriggio a Rovato.

Parla al Corriere lo zio medico, Giuseppe Gussago, medico di base a Rovato e anche del nipote “Stefano Marini soffriva di una miocardiopatia ipertrofica ostruttiva ed era curato con un meta-bloccante, il bisoprololo 1,25 milligrammi. Una cura decisa dall’ospedale Careggi di Firenze, centro di riferimento nazionale per questo tipo di patologie”

“Il ragazzo nei giorni precedenti non aveva dato alcun sintomo di malessere -ricorda lo zio -. Non è mai stato fermo per tutta estate e niente lasciava presagire un evento simile”. Stefano aveva in mano un certificato medico che gli permetteva una moderata attività fisica. Non stride con la patologia di cui soffriva? “Non credo. Quel certificato è stato rilasciato dall’ospedale Careggi – aggiunge lo zio – e Stefano quando è stato male stava solamente facendo una corsettina di riscaldamento, non un’attività agonistica esasperata”.

Fonte: CORRIERE DELLA SERA

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