L’app che può salvare la vita Primo soccorso in versione 2.0

Farla in barba alla morte per una manciata di secondi. È lo scopo di “Fire Deparment”, un programma per smartphone che in caso di arresto cardiaco chiama a raccolta gli utenti più vicini con alle spalle un corso di rianimazione. Ecco come funziona e i suoi alleati

L'app che può salvare la vita Primo soccorso in versione 2.0


A VEDERE il video di presentazione 1, la si potrebbe scambiare per una serie televisiva in stile E. R. o Grey’s Anatomy. Una coppia di anziani sta facendo la spesa, quando a un tratto il cuore di lui smette di pompare sangue verso il cervello e gli altri organi vitali. È un arresto cardiaco improvviso, causa di morte per 300.000 persone all’anno solo negli Stati Uniti. Poco lontano un commesso sta mettendo a posto delle stampanti. Il suo smartphone inizia a suonare e lo avverte: nel negozio accanto c’è un uomo che sta per morire. Se si sbriga, può ancora salvarlo, mettendo in pratica ciò che ha imparato sulla rianimazione cardiopolmonare. La prima novità è che non si tratta né di un film né di una serie, ma di una applicazione per smartphone chiamata Fire Department 2. La seconda è che a svilupparla non sono stati i soliti “geek” della Silicon Valley, ma una singolare joint venture tra il Dipartimento dei Vigili del Fuoco di San Ramon Valley (sempre in California) e un manipolo di studenti del Centro di Informatica Applicata della Northern Kentucky University.

La app salvavita. L’applicazione si unisce a una serie  –  non molto lunga, per la verità  –  di programmi pensati per mettere la tecnologia al servizio del primo soccorso, quella catena di eventi che può determinare la sopravvivenza o meno di una persona. A differenza dei suoi colleghi, però, Fire Department sposta l’attenzione dalla dimensione informativa alla praticità dell’azione, rivolgendosi direttamente ad utenti già in possesso delle nozioni necessarie per intervenire con competenza. La app, per ora disponibile solo per iPhone e iPad, può essere scaricata gratuitamente dal sito internet dei Vigili di San Ramon oppure dall’Apple Store. Al momento dell’installazione, il programma chiede all’utente se ha seguito o meno un corso di rianimazione cardiopolmonare. In caso di risposta affermativa, la domanda seguente è: “Sei disposto ad aiutare uno sconosciuto in una situazione di emergenza?”. Con un altro “sì” si entra ufficialmente nel club degli angeli custodi pronti a intervenire in qualsiasi momento.

Come funziona. Se l’emergenza cardiaca avviene in uno spazio pubblico, l’applicazione utilizza la tecnologia GPS per allertare i cittadini-angeli che c’è bisogno di un intervento di rianimazione cardiopolmonare. Per ogni chiamata al soccorso pubblico di emergenza (l’equivalente del nostro 113), il programma localizza gli utenti che si trovano nelle immediate vicinanze, esortandoli ad entrare in azione in quella manciata di minuti che separano la vita dalla morte. A questo punto l’utente riceve due tipi di informazioni: il luogo esatto in cui si trova la vittima e le eventuali coordinate spaziali del più vicino defibrillatore automatico esterno (AED).

Diffusione e prospettive. Al momento Fire Department è attiva solo nella San Ramon Valley, ma ad usarla sono già circa 40.000 persone. L’idea sembra di quelle destinate a crescere nel tempo: gli intraprendenti pompieri, infatti, stanno già lavorando in collaborazione con l’azienda sviluppatrice di software Workday Inc. per creare una versione Android e rendere la app accessibile a tutti i Dipartimenti dei Vigili del Fuoco degli Stati Uniti. Nel mentre alcune associazioni no profit, come Code for America e Civil Commons, stanno mettendo a disposizione il loro ambiente open-source ad altri sviluppatori, così da contribuire al progetto nella speranza di farne, un giorno, uno strumento planetario. Come se non bastasse, il prossimo 20 giugno i pompieri californiani verranno insigniti del titolo di “2011 Laureates for Innovation” nell’ambito dei Computer Honors Awards 3.

Una questione di secondi. In molti hanno già salutato il nuovo strumento come la scoperta più importante per le emergenze cardiache extraospedaliere dopo l’invenzione dei defibrillatori automatici esterni, dispositivi capaci di effettuare la defibrillazione delle pareti muscolari del cuore riconoscendo automaticamente se l’arresto cardiaco è dovuto ad aritmie, fibrillazione ventricolare o tachicardia ventricolare. “Durante un arresto cardiaco improvviso (SCA), la funzione cardiaca cessa bruscamente e senza segni d’allerta”, ha spiegato Richard Price, il direttore del progetto. Il cuore non riesce più a pompare sangue al cervello e al resto del corpo e nel 90% dei casi per la vittima non c’è scampo. “Quando qualcuno collassa per SCA, la rianimazione cardiopolmonare immediata e l’uso di un defibrillatore automatico esterno sono essenziali per ogni possibilità di ripresa”, ha precisato Price. I dati parlano chiaro: per le persone colpite da fibrillazione ventricolare, le possibilità di sopravvivenza si ribaltano al 90% se la defibrillazione è praticata nel primo minuto; dopo di che, il tasso di chi ce la fa scende del 10% ogni minuto. Quanto agli interventi di rianimazione praticati da passanti adeguatamente addestrati, diversi studi ne hanno mostrato la capacità di raddoppiare o addirittura triplicare le percentuali di sopravvivenza dei pazienti.

Le altre app per il primo soccorso.
Oltre a Fire Dipartment, un altro strumento a portata di telefonino nato per tamponare le situazioni d’emergenza è S. O. S., un’applicazione sviluppata dalla Croce Rossa Americana 4, dal dottor Mehmet Oz e dalla piattaforma medica Sharecare. Il programma, gratuito per dispostitivi Android, fornisce una serie di istruzioni e più di trenta protocolli per affrontare al meglio le emergenze più comuni, dall’attacco cardiaco alle fratture ossee, con tanto di video, dimostrazioni e animazioni 3D. Sempre grazie al GPS, l’applicazione invia automaticamente al 911 una mappa con le coordinate geografiche del paziente durante la chiamata. Più focalizzata sulla dimensione informativa è invece In Case Of Emergency 5 (ICE), applicazione per Blackberry e Android creata da JaredCo. Il programma fornisce ai soccorritori un pacchetto completo di dati personali e medici: nome, persone da contattare, numeri telefonici, gruppo sanguigno, allergie, recapiti del proprio medico, farmaci e condizioni di salute pregresse. Una via di mezzo tra le due è Pocket First Aid & CPR 6, app firmata dalla American Heart Association. Nel gennaio del 2010 il programma salvò la vita a Dan Woolley, un regista americano che rimase imprigionato per 65 ore nelle macerie di Port-au-Prince. L’uomo lo utilizzò come guida per trattare le ferite riportate alla gamba (con una cintura) e alla testa (con un calzino), seguendo le istruzioni per scongiurare il rischio di uno shock. Da allora l’applicazione è stata migliorata con indicazioni sulla rianimazione infantile e la cosiddetta manovra di Heimlich, la tecnica che consente di rimuovere un’ostruzione delle vie aeree.

Made in Italy. Sul fronte italico, una applicazione simile è stata sviluppata dalla Croce Bianca di Bolzano, che con CB Primo Soccorso 7 spiega passo passo (anche con l’aiuto di immagini) cosa fare in caso di emergenza. Molto più semplice, ma non per questo meno utile, è la app per iPhone “Emergenze 8“, uno strumento che fa partire immediatamente la chiamata al centro aiuti più indicato (Vigili del Fuoco, Pronto Soccorso, Carabinieri, Soccorso alpino, ACI, eccetera). Possono sembrare piccoli strumenti, ma già adesso hanno fatto tantissimo.

Fonte: LA REPUBBLICA

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