27.08.2011 Mali del cuore, calano i decessi ma crescono i fattori di rischio

Si apre a Parigi il convegno della Società europea di cardiologia. Si farà il punto sulla ricerca e sui nuovi studi in tema di prevenzione. Il quadro italiano dai dati dell’Istituto superiore di sanità: 5 milioni di malati e ogni anno 200mila casi di infarto

Mali del cuore, calano i decessi ma crescono i fattori di rischio

PARIGI – La mortalità per malattie cardiovascolari continua a calare in Italia, nei paesi mediterranei e in quelli scandinavi. E’ sempre in aumento invece nell’Est europeo. Ma anche dove l’infarto fa meno vittime non bisogna abbassare la guardia. Le malattie di cuore e arterie rimangono complessivamente la prima causa di morte. In Italia, inoltre, sono in forte aumento l’obesità, il diabete e l’ipertensione, principali patologie che minano la salute del cuore e i cui effetti sulla mortalità si vedranno tra qualche anno. La colpa è del progressivo abbandono delle dieta mediterranea, soprattutto da parte dei giovani.

L’allarme è stato lanciato alla vigilia del congresso della Società Europea di Cardiologia che si apre ufficialmente domani. Non a caso quest’anno, tra le ricerche presentate, sono ulteriormente aumentate quelle che hanno indagato gli effetti nocivi di comportamenti e stili di vita e i benefici derivanti dalla correzione delle abitudini nocive. In particolare, saranno presentati i risultati di ricerche che hanno misurato l’azione preventiva, sull’infarto, del buonumore e della regolare attività fisica; e quella nociva di stress e aggressività repressa.

Le malattie cardiovascolari in Italia – Secondo i dati dell’Istituto superiore di Sanità, oggi in Italia sono circa 5 milioni le persone affette da cardiopatia ischemica, la più diffusa tra le malattie cardiovascolari, a rischio grave di subire attacchi di angina o infarti. In Italia l’infarto del miocardio ogni anno colpisce circa 200mila persone, ma solo il 50% arriva in ospedale: meno della metà in tempo, il 10% entro 2 ore dai primi sintomi, il 20% vi arriva dopo 12 ore quando la finestra temporale utile per eseguire le terapie che ricanalizzano la coronaria ostruita si è ormai esaurita. L’altro 50% o muore prima (44%) o ha un infarto asintomatico. Gli altri eventi cardiaci più frequenti sono l’infarto miocardico non fatale, l’angina instabile e la morte cardiaca improvvisa.

Se si guarda alle differenze d’incidenza geografica, il tasso d’incidenza standardizzato (Tse) è 221,5 ogni 100mila uomini e 93 ogni 100mila donne al Nord; di 228 ogni 100mila uomini e 100,2 ogni 100mila donne nel Centro Italia e di 238,9 ogni 100mila uomini e 104,2 ogni 100mila donne al Sud.

I costi umani – Ogni anno nel nostro Paese circa 242.000 persone muoiono per malattie cardiovascolari, la prima causa di morte in Italia. Sono infatti responsabili di oltre 4 decessi su 10 (il 44% del totale). Quasi il 30% di  questi decessi (73.000 circa) è dovuto all’infarto miocardico. La mortalità in ospedale per malattie cardiovascolari si aggira oggi attorno al 10%: solo 10 anni fa era del 30%.

La spesa sanitaria
– La spesa per gli interventi cardiochirurgici è stimabile in circa 650 milioni di Euro/anno e rappresenta da sola l’1% della spesa sanitaria. In Italia si contano oltre 150mila ricoveri/anno per scompenso cardiaco, con un trend in continua crescita e con un tasso di re-ospedalizzazione a un anno di circa il 25%. È una patologia ad elevata prevalenza, che colpisce l’1,5-2% della popolazione del mondo occidentale. Nonostante i progressi terapeutici, lo scompenso cardiaco continua ad essere gravemente invalidante ed è associato ad un’elevata morbilità e mortalità.

Questi dati spiegano l’elevato grado di assorbimento di risorse sanitarie. Per quanto riguarda l’infarto miocardico acuto (Ima), i miglioramenti terapeutici degli ultimi anni hanno ridotto la mortalità intra-ospedaliera, ma non hanno modificato di molto la prognosi dei malati nella fase pre-ospedaliera, dove si concentra la mortalità maggiore (50% di quella globale). La mortalità raddoppia a 60 giorni dall’evento acuto, per triplicarsi ad un anno.

Fonte: LA REPUBBLICA

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