21.07.2011 Defibrillatori da 270.000€ in farmacia: nessuno sa utilizzarli

L’impegno finanziario della Asl inefficace per mancata preparazione dei farmacisti

Un testo di legge del 2001 regolamenta il loro utilizzo

In Europa, l’Italia è stata tra le prime nazioni a legiferare in merito all’uso dei defibrillatori semiautomatici al di fuori dell’ospedale. Grazie al contributo della Società Civile organizzata e di numerosi pionieri della Medicina, nel 2001 è stata redatta la legge 120 che ha chiarito e regolamentato l’utilizzo di tale apparecchiatura. E così, seguendo l’esempio italiano, molte altre nazioni europee hanno legiferato in merito attrezzando strutture e ambulatori sanitari, strutture sportive, ludiche, centri commerciali, cinema, teatri, luoghi pubblici, navi, treni, aerei, etc.

Questo il testo della legge 120 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 88 il 14 aprile 2001.
1. È consentito l’uso del defibrillatore semiautomatico in sede intra ed extraospedaliera anche al personale sanitario non medico, nonché al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardio-polmonare.

2. Le regioni e le province autonome disciplinano il rilascio da parte delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere dell’autorizzazione all’utilizzo extraospedaliero dei defibrillatori da parte del personale di cui al comma 1, nell’ambito del sistema di emergenza 118 competente per territorio o, laddove non ancora attivato, sotto la responsabilità dell’azienda unità sanitaria locale o dell’azienda ospedaliera di competenza, sulla base dei criteri indicati dalle linee guida adottate dal Ministro della sanità, con proprio decreto, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Ora, questa premessa ci servirà a capire perché sono stati spesi 270.540,00 euro sul territorio della ASL BT. Sono stati consegnati esattamente 100 defibrillatori esterni semiautomatici (AED) fissi – Mod. Fred Easy On Line, compresi di Docking Station e Cassetta Schiller Aivia 100.

I destinatari? Le farmacie di Barletta, Andria, Trani, Bisceglie, Canosa, Minervino, Spinazzola, San Ferdinando, Trinitapoli e Margherita di Savoia. Ulteriori defibrillatori sono stati consegnati presso 34 strutture sportive sparse sul territorio della ASL BT, 10 poliambulatori, 2 istituti penitenziari (Trani e Spinazzola), la Direzione Sanitaria Aziendale e l’INPS di Andria.

Detto questo, c’è un problema. Per legge, il personale sanitario non medico è obbligato a seguire corsi di formazione specifici per l’attività di rianimazione cardio-polmonare. A Barletta ben 23 farmacie sono state fornite di defibrillatore semiautomatico ma nessun farmacista ha potuto seguire il corso di formazione poiché non è mai stato avviato. Di conseguenza le apparecchiature resteranno incellofanate finché i farmacisti non saranno legalmente abilitati all’utilizzo.

Secondo la legge del 23 febbraio 2006 n. 51 infatti: “La formazione dei soggetti può essere svolta anche dalle organizzazioni medico-scientifiche senza scopo di lucro nonché dagli enti operanti nel settore dell’emergenza sanitaria che abbiano un rilievo nazionale e che dispongono di una rete di formazione”.

Il decreto ministeriale 18 marzo 2011 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 129 il 6 giugno 2011.

Il corso di formazione risulta di vitale importanza per il soccorritore, per il paziente e per tutti coloro che sostano in prossimità dell’area di soccorso. È severamente vietato infatti toccare il paziente in arresto cardiaco mentre gli viene erogata la scarica elettrica. Basta uno sfioramento a provocare un trauma da folgorazione e purtroppo questi sono incidenti che capitano. Il rischio per l’operatore che utilizza il defibrillatore e inavvertitamente tocca il paziente durante l’erogazione della scarica elettrica, è quello che anche il suo cuore vada in fibrillazione.

Un’altra realtà
Nel vicino comune di Ascoli Piceno è nato il progetto ‘Insieme per salvare una vita’ promosso dall’Assessorato alla politiche Sociali. Lo scopo è quello di ridurre il numero di morti improvvise attraverso l’utilizzo di un defibrillatore semiautomatico esterno in caso di arresto cardiaco. L’acquisto dell’apparecchio è a totale carico del farmacista.
Inoltre la prima fase del progetto prevede proprio la formazione del farmacista attraverso il corso ‘Basic Life Support e Defibrillation’. Solo successivamente è consentito acquistare il defibrillatore.

Nozioni base
Come funziona un defibrillatore? Posizionato sul corpo del paziente, eroga una scarica elettrica che attraversa ogni muscolo, cuore compreso, creando una compressione. Quando il cuore entra in fibrillazione non batte ma fibrilla (ossia trema) e il sangue non circola nel corpo. Dopo la scarica, nel 70% dei casi, il cuore ricomincia a battere regolarmente e si assiste così ad una vera e propria resurrezione.
Ricordiamo che l’arresto cardiaco colpisce quasi sempre senza preavviso dunque, se il ritmo cardiaco non viene ristabilito velocemente, la morte può sopraggiungere in pochi minuti. I danni cerebrali irreversibili possono manifestarsi appena dopo 5-6 minuti di mancato apporto di ossigeno al cervello.
Oltre al 118, la richiesta di soccorso immediato viene spesso rivolta al personale di servizio nella farmacia più vicina, che però può fornire un valido aiuto, nel modo più rapido ed efficace, solo se adeguatamente preparato.

Fonte: BARLETTALIFE

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