23.06.2011 In arrivo altre quattro ambulanze per il 118

Sono in Valtiberina, Casentino, Valdarno e Arezzo Saranno attive dal primo luglio. Tutte “Blsd”, munite di defibrillatore semiautomatico e personale formato per il suo utilizzo

 

In arrivo altre quattro ambulanze per il 118

Arezzo – La Direzione Aziendale della Asl ha approvato un piano di potenziamento della rete di ambulanze gestite dal 118. Riguardano quattro zone e prenderanno servizio dal prossimo primo luglio. Il provvedimento, ritenuto di grande importanza dal Dipartimento dell’emergenza-urgenza, ha validità fino al 31 dicembre, ma è rinnovabile una volta valutata la attività di questi sei mesi rimanenti del 2011.
Si tratta di ambulanze Blsd (Basic Life Support Defibrillation). In pratica sono mezzi con personale a bordo formato per il “Supporto delle funzioni vitali di base-Defibrillazione”.
Esattamente come quella che ha salvato la vita ad un giovane di Poppi che a Londa, una mattina di un mese fa, facendo jogging, è stato colpito da un arresto cardiaco improvviso. La presenza a pochissimi minuti da lui di una ambulanza (a Stia) munita di defibrillatore con personale in grado di utilizzarlo, gli ha salvato la vita. La conferma arriva proprio dall’ospedale di Arezzo dal quale il giovane è stato da pochi giorni dimesso. Il suo cuore non avrebbe retto se non fosse intervenuta l’attività di defibrillazione. Un cuore che fino ad allora era apparso sano a tutti. Adesso il giovane viene tenuto sotto osservazione e dovrà compiere un proprio percorso assistenziale e di controllo, ma resta il fatto che è stato salvato.
Le nuove ambulanze (in piena collaborazione con le pubbliche assistenze e la Croce Rossa) che vengono adesso attivate sono tutte attrezzate con defibrillatore e soprattutto il personale che le avrà in uso è stato adeguatamente formato. A questo proposito va segnalato che le ambulanze in servizio per il 118 della Asl8 di Arezzo sono tutte munite di defibrillatore ormai da sette anni, mentre solo di pochi giorni fa è il decreto del Ministero della salute che indica questo obbligo nell’intero territorio nazionale. Purtroppo nel nostro Paese ci sono moltissime ambulanze ancora non munite di questo straordinario strumento (vedi scheda sottostante).
Le ambulanze che saranno attivate sono in aggiunta a quelle delle postazioni tradizionali.
Riguardano la Valtiberina (12 ore al giorno), il Casentino (si tratta di quelle gia annunciate per Stia e Chiusi della Verna), il Valdarno (12 ore) e Arezzo (8 ore).

Defibrillatori, una risorsa per la vita
Da qualche anno è in corso una campagna di sensibilizzazione forte per la diffusione capillare dei defibrillatori semiautomatici, facili da usare, ormai non più costosi, ma capaci di salvare delle vite umane. I defibrillatori, oltre che nelle ambulanze, sono in quasi tutti i mezzi delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco. In molti campi sportivi, impianti sportivi. Ma adesso iniziano ad interessarsi anche gruppi commerciali, fabbriche, scuole. Ci sono Paesi in cui i defibrillatori si trovano per strada, nelle stazioni, negli aeroporti, con accanto le istruzioni che possono consentire anche in assenza di personale formato, di non perdere tempo per salvare chi è stato colpito da arresto cardiaco.
Nella nostra provincia è vigente un protocollo che impegna la Prefettura, la Usl 8 e la Fondazione Cesalpino nel progetto “Arezzo Cuore”. I prossimi passi saranno la distribuzione dei defibrillatori nei supermercati, nelle farmacie, nei luoghi di aggregazione.

Numeri da capogiro
Un cittadino ogni mille abitanti nella popolazione occidentale è interessato ogni anno ad un arresto cardiocircolatorio. Nella sola provincia di Arezzo sono 350 all’anno.
Colpisce sia persone che sono cardiopatiche, ma anche soggetti in apparente pieno benessere: uomini e donne soprattutto nella fascia di età dai 40 ai 70 anni. La mortalità è altissima. E’ risaputo che non può esistere una organizzazione sanitaria professionale sul territorio così capillarmente distribuita da affrontare in maniera esaustiva questa problematica. Il mezzo sanitario spesso arriva quando l’arresto cardiaco ha già provocato danni gravissimi o addirittura la morte.
L’arresto cardiaco nell’85% dei casi è indotto da una tachicardia o fibrillazione ventricolare che se non viene trattata precocemente conduce invariabilmente alla morte (98% dei casi). In queste situazioni il cuore in realtà non è fermo ma le sue contrazioni sono assolutamente inefficaci nel distribuire il sangue nel corpo ed in primo luogo al cervello, l’organo più delicato e sensibile alla carenza di ossigenazione. La defibrillazione elettrica, in questi casi, rappresenta l’unico mezzo a disposizione per intervenire, ma per essere efficace va effettuata nel più breve tempo possibile: entro 4-6 minuti dall’insorgenza dell’evento. Ogni minuto trascorso senza un adeguato soccorso comporta la riduzione del 10% delle possibilità di recupero dell’infermo che, a 10 minuti, sono pari allo zero.
E’ evidente che molte persone potrebbero essere salvate se la defibrillazione venisse attuata entro un brevissimo lasso di tempo, magari da testimoni presenti all’evento ed in grado di utilizzare queste apparecchiature. C’è una legge dello Stato che dal 2001 riconosce anche ai singoli cittadini il diritto/dovere di usarli. Inoltre, considerata l’evoluzione tecnologica che hanno avuto, oggi sono utilizzabili da tutti. I defibrillatori semiautomatici sono in grado di “leggere” autonomamente il cuore del paziente, possono decidere in maniera praticamente infallibile, di intervenire ed erogare la scarica elettrica quando è necessaria, forniscono indicazioni sullo stato di salute del paziente, segnalano se lo stesso si è ripreso, oppure se necessita di altre scariche.

Fonte: AREZZO WEB

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