25.03.2011 Sorso, sub muore dopo un’immersione

La vittima aveva 68 anni: il corpo è stato ritrovato dal figlio a Punta Tramontana, vicino a Castelsardo

Sorso, sub muore dopo unimmersione

CASTELSARDO. E’ tornato a riva, ha cercato di sfilarsi la muta e si è disteso. Pensava di farcela, invece Carlo Marongiu, 68 anni, pensionato di Sorso, è morto poco dopo. L’ha scoperto intorno alle 18 il figlio che, non vedendolo rientrare, è uscito per cercarlo. La tragedia in mare è accaduta nella zona di Punta Tramontana, al confine tra Sorso e Castelsardo. Carlo Marongiu, sub esperto e in attività da molti anni, ha accusato un malore mentre batteva la scogliera a poca distanza da terra, alla ricerca di patelle e polpi.

Aveva già il retino mezzo pieno, nonostante la crisi è riuscito a nuotare lentamente fino a una spiaggetta. Si è trascinato fuori dall’acqua, ha aperto la lampo della muta, forse nel disperato tentativo di migliorare la respirazione. Non c’è stato niente da fare. Quando il figlio l’ha raggiunto e ha fatto scattare i soccorsi con una telefonata al 118, Carlo Marongiu non dava più segni di vita. Sul posto sono arrivati gli operatori del 118 con due ambulanze, i vigili del fuoco, anche con l’elicottero.

Il medico ha cercato più volte di rianimare il sub, ma il suo cuore non è più ripartito. I primi rilievi sono stati eseguiti dai carabinieri della stazione di Castelsardo guidati dal maresciallo Giuseppe Denegri. Il magistrato di turno, il sostituto procuratore Gianni Caria – a conclusione degli accertamenti – ha disposto la restituzione della salma ai familiari. Il recupero del corpo, però, non è stato facile: alla fine è stato deciso il trasporto via mare, con un gommone della Protezione civile, fino al porto di Castelsardo. Carlo Marongiu era uscito di casa nel primo pomeriggio.

L’abitazione è proprio lì, a Punta Tramontana, a poca distanza dal mare. L’uomo ha percorso una stradina fino alla scogliera da dove si è immerso in acqua. L’obiettivo era quello di catturare dei polpi e raccogliere un po’ di patelle, prodotti caratteristici per la tavola di uno che amava profondamente il mare. Quando il figlio Claudio non l’ha visto rientrare, è corso a cercarlo. Un giro rapido per la scogliera, poi ha notato il corpo del padre sulla spiaggetta. Ha chiesto aiuto, ha tentato di prestare i primi soccorsi. Tutto inutile, per l’uomo non c’era più niente da fare: arresto cardiocircolatorio, questa la constatazione fatta dal medico. Il magistrato non ha ritenuto necessaria l’autopsia.

Negli ultimi anni Carlo Marongiu – insieme a altri sei imputati, due sardi e quattro romeni – era finito dentro una brutta storia di sfruttamento della prostituzione. Un processo lungo, sei anni di udienze e proprio di recente c’erano state le richieste del pubblico ministero Roberta Pischedda con pene variabili tra i sei e i sette anni di reclusione. Presto ci sarebbe stata la sentenza. Carlo Marongiu aveva sempre raccontato di essersi trovato dentro la brutta storia ma non per sua responsabilità. Aveva detto di avere messo a disposizione la sua casa di Punta Tramontana per ospitare delle persone. E lì, nella casa sul mare, era tornato a vivere senza rinunciare alle battute di pesca.

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