28.02.2011 Aritmie cardiache, come si riconoscono

Il sintomo principale è un improvviso calo di pressione che può portare a una sincope o a un arresto cardiaco

 

MILANO – Aritmie cardiache: come si riconoscono e cosa si può fare per contrastarle? È questo il tema della video intervista (che potete vedere in questa pagina) con il dottor Corrado Carbucicchio, responsabile dell’Unità operativa di emergenze ventricolari al Centro cardiologico Monzino di Milano. Le aritmie ventricolari compromettono gravemente il funzionamento del cuore: il sintomo principale è un improvviso calo di pressione che può portare a una sincope (perdita improvvisa di conoscenza) o, peggio, a un arresto cardiaco. Il caso più tipico è quello della tachicardia ventricolare, un’alterazione della meccanica del cuore, che comincia a battere molto veloce e in modo scoordinato.

I SINTOMI – Dunque il segnale di allarme può essere un semplice svenimento: per questo in caso di perdita di coscienza è bene informare il proprio medico curante. In caso di sincope grave o arresto cardiaco il paziente va soccorso con tecniche di rianimazione cardio-polmonare, la cui conoscenza non è sempre sufficientemente diffusa nel territorio. Esistono anche dei dispositivi salvavita: il defibrillatore semiautomatico, utilizzabile anche in casa da parte di personale non specializzato; il defibrillatore automatico che, inserito nel paziente, è in grado di riconoscere la situazione di gravità e intervenire in modo autonomo.

INTERVENTO – Ma come si curano le aritmie ventricolari? «L’arresto cardiaco è prevedibile in pazienti già identificati come cardiopatici – spiega il dottor Carbucicchio -, ma a volte questi si susseguono in modo frequente. In questo caso bisogna intervenire bruciando le isole di tessuto del cuore da cui ha origine la scintilla che determina la tachicardia». In Italia sono centinaia di migliaia i pazienti già portatori di dispositivi per tachicardie ventricolari maligne. Le persone a rischio in questo senso sono coloro che hanno subito un infarto o che soffrono di disfunzioni del muscolo cardiaco.

Fonte: IL CORRIERE DELLA SERA

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