06.10.2010 Giovane in coma dopo un malore in campo I genitori: «La tragedia si poteva evitare»

La famiglia di Emanuele Casiglieri presenta una denuncia e lancia un appello

EMANUELE Primo Casiglieri è ancora in coma dallo scorso maggio: mentre giocava a calcetto, il civitanovese di 27 anni ebbe un arresto cardiaco, è finito in coma e da allora non si è più ripreso. Le sue prospettive di miglioramento sono appese a un filo, per questo un piccolo progresso, la capacità di muovere appena le dita di una mano, è stato salutato quasi come un miracolo. Il ragazzo è stato portato all’Istituto Santo Stefano, nella speranza che si possa fare qualcosa per lui.
Intanto i suoi genitori, Adriana e Giuseppe Casiglieri, attraverso gli avvocati Roberta Ippoliti e Maria Siciliano, hanno presentato una querela alla procura, per chiarire se ci siano delle responsabilità per quanto accaduto, e con una lettera aperta hanno voluto lanciare un appello, per evitare che casi del genere possano ripetersi.
«La tragedia che ha colpito questa famiglia — scrivono i legali — non può essere dimenticata e deve essere monito per tutte quelle persone che, complice il bel tempo, la vitalità, la voglia di stare con gli altri, il divertimento sano e onesto, si affidano a strutture, società sportive, comitati e organizzazioni che, forse per mere questioni economiche, forse per semplice superficialità, non approntano strumenti di soccorso e di primo intervento.
«Emanuele Primo Casiglieri — proseguono gli avvocati Ippoliti e Siciliano — amava correre, praticare sport, si è laureato nei termini con un altissimo punteggio, ha subito trovato un buon impiego, aveva una ricca vita sociale, è fidanzato ed è molto amato dai suoi amici che dal giorno dell’incidente non lo hanno mai abbandonato. Abbiamo usato il presente e il passato parlando di lui, perché oggi questo bellissimo giovane è costretto in un letto di ospedale: non può parlare, non può mangiare, non può correre, non può abbracciare i genitori amatissimi, né stringere forte a sé la propria fidanzata Serena.
«EMANUELE è uscito di casa per partecipare a un torneo di calcetto, praticava quello sport da tempo e nulla poteva far presagire che di lì a poco sarebbe stato colto da un improvviso malore che avrebbe fatto cessare il battito del suo cuore. Un arresto cardiaco come ce ne sono purtroppo tanti, ma nel suo caso non si è trattato solo di un destino ingrato. Il giovane non ha ricevuto alcun primo soccorso: una respirazione artificiale gli avrebbe permesso di fatto di ventilare, evitando un arresto cardiaco prolungato che ha avuto conseguenze irreparabili a livello neurologico. Tutto questo poteva essere evitato, doveva essere evitato. Se gli organizzatori avessero avuto accortezza e sufficiente stima della vita umana, avrebbero considerato necessaria la presenza in campo di un organo di primo intervento, per evitare inutili tragedie. Per Emanuele invece, il primo soccorso si è avuto solo con l’arrivo dell’ambulanza dell’ospedale di Civitanova, giunta quando le funzioni del giovane erano già compromesse.
«La mamma Adriana e il papà Giuseppe senza sosta combattono accanto al proprio figlio una lunga battaglia per strapparlo dallo stato di coma in cui si trova, ma a volte la rabbia sorda di questi genitori grida forte e non può non essere ascoltata.

«SE VI SONO responsabilità, la magistratura se ne occuperà, ma ciò che conta è dare un messaggio preciso a chi organizza i tornei, a chi è proprietario di strutture sportive, alle federazioni: il pericolo è in agguato e occorre essere preparati, è necessario essere in grado di intervenire prontamente e con cognizione medica specifica in caso di bisogno. Non ci si può affidare al caso o alla fortuna in tali situazioni, occorre afferrare l’attimo, perché in quell’attimo si può salvare la vita di una persona, o come nel caso di Emanuele, si possono evitare sofferenze e gravissime conseguenze.
Emanuele — concludono i legali a nome della famiglia — ha dalla sua la giovinezza e una forte tempra, genitori forti e decisi a riportarsi a casa il ragazzo il più in fretta possibile, parenti e amici che lo sostengono e pregano per una sua completa guarigione, e ci auguriamo di cuore che questo bellissimo ragazzo torni a essere quella persona speciale che era fino a qualche tempo fa».

Fonte: IL RESTO DEL CARLINO

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