Un defibrillatore a bordo campo

Lo sport fa bene ma fa ancora meglio se la sua pratica viene tutelata con adeguate misure di prevenzione : prima fra tutte, la presenza nell’impianto di un defibrillatore : Il calcio italiano ne è sempre più consapevole, come attestano numerose iniziative : vediamole. Un dolore al petto, sempre più lancinante, mentre sul campo dai l’anima e metti tutta la passione nel gioco che ami .

E’ il brutto dello sport, il punto di non ritorno che per troppo entusiasmo finisce per prendere il sopravvento . Si chiama brutalmente arresto cardiaco . Può colpire ovunque e sempre : non c’è bisogno di praticare della sana attività sportiva per rischiare di farci i conti, tuttavia anche i fisici meglio allenati ed abituati allo sforzo sono sottoposti al rischio . Il destino può essere aiutato a cambiare il suo corso . Quando succede, non è detto che l’evento sia irreparabile . Si può fare qualcosa, si può fare molto con un intervento tempestivo ed efficace che passa attraverso l’utilizzo di uno strumento salvavita . Il defibrillatore viene utilizzato negli ospedali e nei servizi di pronto soccorso come risposta immediata in presenza di un attacco di cuore quando risultano superati i livelli di guardia . Ampliare la possibilità del soccorso, anche come forma di prevenzione–protezione, è un arricchimento tra le conquiste sociali . I fatti di cronaca registrati sui campi di calcio, in Italia come all’estero, hanno indotto a riflettere sulla cultura della prevenzione e dell’azione per fronteggiare le emergenze . Per questo si stanno adottando soluzioni che in qualche modo possono accrescere i livelli di sicurezza . Un fibrillatore a bordo campo : ecco un segnale di modernità .E’ la tempestività dell’intervento infatti che salva una vita . La risposta è un defibrillatore a portata di mano, che registra costi contenuti ed è facile da usare . Il calcio sta percorrendo questa via, anche nel pianeta dei dilettanti dove le iniziative per dotare gli impianti sportivi di un defibrillatore giorno dopo giorno . Intervenire con immediatezza è a risposta giusta, e sono anni che i medici sportivi, particolarmente gli specialisti cardiologi, si battono per tradurre in iniziativa concreta la considerazione che si può morire anche per un forte colpo in grado di provocare un arresto cardiaco, specie tra i più giovani che hanno la cassa toracica ancora in maturazione, fino alla constatazione che non si può fare più nulla se non si interviene entro 4 minuti .In America, da giugno 2OOO, il defibrillatore è diventato di uso comune con larga fascia di popolaizione consapevole di poter intervenire per risolvere i casi di emergenza . In Italia è diverso . Solo il medico può intervenire, con le difficoltà ad affidarsi alla capacità di un sistema elettronico . Risulta significativa l’esperienza del dottor Riccardo Cappato, direttore del centro di aritmalogia al Policlinico San Donato di Milano, che ha realizzato il ” progetto Brescia ” . In due anni si sono registrati 7O2 casi di arresto cardiaco che, grazie al progetto con il coinvolgimento di 2.186 volontari addestrati per usare defibrillatori, ha aumentato la sopravvivenza del 3OO%. In ambito sportivo, non mancano i primi importato esempi di come stia crescendo anche nel calcio dilettantistico la consapevolezza e l’attenzione verso questo argomento .Qualche anno fa, prima della partita di serie D, girone E Orvietana–Gavarrano, la famiglia di Claudio Pontremolesi, ex calciatore locale degli anni ottanta deceduto di recente per un attacco cardiaco, ha donato al Comune di Orvieto un defibrillatore per lo stadio . In Italia, una persona su 8OO all’anno viene colpita da arresto cardiaco che si trasforma nel giro di pochissimi minuti in morte improvvisa . Il 5O% degli arresti cardiaci si verifica a domicilio, il 33% sul posto di lavoro, il 12% per strada, il 5% durante la vita ricreativa .

Fonte: TERRE MARSICANE

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