“Non basta l’ elettrocardiogramma per dare l’ idoneita’ allo sport”

cresce l’ allarme dopo il caso Schrott e i frequenti arresti cardiaci registrati nel calcio minore. il parere del professor Armando Dagianti, presidente della societa’ italiana di cardiologia e membro della commissione medica del CONI

Cresce l’ allarme dopo il caso Schrott e i frequenti arresti cardiaci registrati nel calcio minore TITOLO: “Non basta l’ elettrocardiogramma per dare l’ idoneita’ allo sport”

La parola d’ ordine e’ prevenire. Con strumenti sempre piu’ sofisticati e diagnosi sempre piu’ attendibili, la Medicina dello Sport e’ l’ angelo custode ormai insostituibile di chi svolge attivita’ fisica, del campione sottoposto a prestazioni fisiche e mentali al di sopra dello standard. Ecco allora che Salvatore Antibo, prima di ricevere l’ agognata idoneita’ per essere inserito fra i probabili olimpici, e’ divenuto oggetto di decine di accertamenti specialistici per individuare i reali pericoli del suo piccolo male. Ed ecco che Cristian Ghedina, per poter continuare a sciare senza timori, ha effettuato la Tac che ha sciolto ogni dubbio sugli eventuali danni causati dall’ incidente automobilistico. Ma a volte la prevenzione non basta per combattere l’ imponderabile. Due esempi. Dicembre 1989: Lionello Manfredonia a pochi minuti dall’ inizio della partita fra Bologna e Roma si affloscia sul campo e rischia la vita per una fibrillazione ventricolare determinata da un cocktail di fattori occasionali. Stress, freddo, e chissa’ cos’ altro. Gennaio 1992. Miran Schrott, ventenne hockeista del Gardena, piomba sul ghiaccio dopo essere stato colpito al torace da una bastonata di Jimmy Boni, capitano del Courmayeur. Ma ai bordi del campo manca un defibrillatore e quando Miran arriva in ospele e’ ormai troppo tardi per salvarlo. Schrott non aveva mai avuto problemi di idoneita’ sportiva. Il suo nome rientra fra i casi di “morte improvvisa” da sport, un termine con cui gli specialisti del cuore definiscono un evento inaspettato che colpisce un soggetto di apparente buona salute o “nel quale, pur in presenza di una patologia di base, le condizioni generali non lasciavano presagire una rapida evoluzione in senso infausto”. Da un’ indagine aggiornata all’ 89 e ricavata in base ai dati della Sportass e alle notizie riportate dalla stampa risulta che negli ultimi anni 131 atleti . 126 uomini e 5 donne . hanno perso la vita in questo modo. Il calcio e’ in testa alla classifica con 67 decessi, seguito da ciclismo (19), corsa (11), basket (6), tennis e pattinaggio (3). I piu’ colpiti (117) sono gli individui che svolgono attivita’ agonistica di livello medio.basso mentre gli atleti di “prima fascia” sono 14. In 105 casi l’ arresto cardiaco si e’ verificato in gara o in allenamento. “Le morti improvvise . spiega il professor Armando Dagianti, presidente della societa’ italiana di cardiologia sportiva e membro della commissione medica del Coni . sono riscontrabili anche in tutta la popolazione. E chiaro che un atleta dovrebbe essere meno esposto a questo rischio perche’ e’ , o almeno dovrebbe essere, sottoposto a esami approfonditi sulla sua condizione cardiovascolare. La cardiologia sportiva italiana e’ una delle scienze piu’ avanzate del mondo dal punto di vista delle conoscenze. Dallo scorso anno, ad esempio, la nostra nazionale di calcio e’ seguita da un cardiologo, Paolo Zeppilli. Ma puo’ accadere che qualche atleta sfugga dalle maglie del nostro controllo. Esistono lesioni coronariche non evidenziabili o individuabili soltanto con metodiche cruente”. Piu’ che i top.level, il problema riguarda gli sportivi di livello non eccelso, i dilettanti, quelli che si affannano sui campetti di periferia e non si chiamano Tomba o Baggio. Professor Dagianti, come vengono salvaguardati? “La nostra societa’ sta spingendo per introdurre l’ obbligo di visite piu’ sofisticate anche per la base e non solo per gli elementi di prima fascia. Indagini piu’ approfondite e serie andrebbero estese alla massa. Adesso, invece, basta un elettrocardiogramma a riposo per concedere l’ idoneita’ al tesseramento. E inammissibile che ogni impianto sportivo non sia dotato di un defibrillatore. Sono apparecchiature dal basso costo. Dovrebbero essere obbligatorie”.

Fonte: Corriere della Sera

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