Malattie cardiache, ecco la civiltà svizzera

Mentre il Parlamento da mesi discute della pillola RU486, resta al palo la legge sui defibrillatori, che consentirebbe di
salvare migliaia di vite. Un articolo per “Tu Inviato”
Ogni hanno nel nostro Paese muoiono 60.000 persone in conseguenza di
un arresto cardiaco improvviso. Molte di solo sono giovani e non hanno mai manifestato sintomi della malattia in
precedenza. L’impossibilità di diagnosticare la patologia fa sì che l’unica possibilità  di sopravvivenza per le
persone colpite sia il rapido intervento (entro cinque minuti) di personale dotato di defibrillatore semi-automatico, in
grado di erogare una scossa capace di ripristinare la normale funzionalità  cardiaca.
Purtroppo i convenzionali mezzi di soccorso difficilmente riescono ad intervenire in quel breve lasso di tempo ed è
per questo che diventa fondamentale la capillare distribuzione di defibrillatori sul territorio ed il coinvolgimento
dell’intera comunità per sconfiggere la micidiale patologia, non a caso definita il “cecchino invisibile”.
La Svizzera, più precisamente il Canton Ticino, ha capito da tempo quale sia la strada da percorre e nel giro di pochi
anni, grazie alla distribuzione di 600 defibrillatori e alla formazione di 1.400 soccorritori laici (guardie di confine,
casalinghe, impiegati di banca, netturbini, ecc.) le percentuali di sopravvivenza sono lievitate al 28%, contro il 2% del
nostro Paese.
Mentre nel nostro Paese il Parlamento è impegnato da mesi nella discussione sull’utilizzo della pillola abortiva
RU486, rimane da anni al palo la legge sulla diffusione dei defibrillatori che, se approvata, consentirebbe di salvare
migliaia di vite.
Proprio la Svizzera è salita negli ultimi giorni agli onori della cronaca per via del risultato del referendum popolare
relativo alla costruzione di nuovi minareti ed è stata per questo additata dal ministro Castelli come “esempio di
civiltà ”.
Chissà se il signor Ministro è a conoscenza dell’efficace progetto di defibrillazione che ha consentito ai nostri
“civilissimi” vicini di elevare le percentuali di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco. Chissà  se il signor Ministro
sa di quel giovane varesino di 35 anni che nel gennaio scorso, colpito da un arresto cardiaco improvviso mentre si
trovava in territorio svizzero, è stato defibrillato dal bidello di una scuola ed ha potuto fare ritorno, dopo un
necessario ricovero ospedaliero, nella sua casa di Varese.
Se lo sapesse, forse, avrebbe un ulteriore motivo per citare la straordinaria civiltà di quel popolo.

Fonte: INVIATO SPECIALE

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